Stefano Caraceni - Associazione PENELOPE MARCHE

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Stefano Caraceni

Persone Scomparse
 



Stefano Caraceni aveva 24 anni quando scomparve misteriosamente da Macerata la sera del 6 gennaio del 1980. Viveva con la sua famiglia in Via Pallotta insieme a suo padre Cosma, sua madre Sofia e suo fratello Giuseppe. Laureato a pieni voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Macerata nel ’78 con una tesi di laurea in letteratura americana. Un amante dello studio a 360º: nel solo mese di giugno del ’79 diede ben quattro esami riportando nei  primi tre la votazione di trenta e nell’ultimo ottenne anche la lode.
Erano le 22 quando Stefano quel 6 gennaio sparì da casa dicendo a sua madre che doveva recarsi a Roma e che sarebbe partito col treno a mezzanotte dalla stazione di Macerata, ma non diede spiegazioni precise sul viaggio da intraprendere. Disse solo che aveva bisogno di soldi, in quanto doveva star fuori più del solito per via di un corso di lingue e ricevette 75 mila lire. Fu di poche parole come ricorda la madre. Stefano uscì di casa due ore prima. Disse che preferiva fare una passeggiata. I genitori lo videro avviarsi verso la stazione, quella fu l’ultima volta.
Un ragazzo colto, intelligente, amante della poesia, sensibile, del buon vino e della vita, ma chiuso. Amava l’America, le canzoni di Luigi Tenco e di Bob Dylan. All’epoca aveva una corporatura piuttosto snella ed era alto un 1,73.
Praticava sport, faceva atletica leggera nelle file della “Sigillo” in Ancona. Ed era legato ad Emanuela Stacchetti, la sua fidanzata, anch’essa sportiva: promettente atleta. Ma Stefano oltre ad essere il suo fidanzato era anche il suo allenatore: il suo obiettivo era portarla alle Olimpiadi di Mosca. Insieme fecero un viaggio di tre mesi negli Stati Uniti, durante il quale Stefano ebbe occasione di apprendere tecniche di addestramento e macchine per preparare la muscolatura, metodi e palestre. Tutto ciò lo affascinava e così studia, approfondisce le sue conoscenze e inizia a preparare Emanuela. Lei diventa una campionessa di livello nazionale, Stefano ottiene poi un ingaggio simbolico dalla società sportiva di Emanuela: no denaro, ma scarpette costose per la sua campionessa. Insomma un grande legame tra i due fino a quando la ragazza non scopre di essere malata di diabete, problema che le impedirà di progredire nello sport. Dopo la notizia Stefano vide così svanire il sogno olimpionico per la sua ragazza e si avvilì moltissimo. Come ricorda sua madre Sofia: “Stefano trascorse gran parte dei giorni precedenti la sua fuga giocando con la vecchia scatola delle costruzioni dell’infanzia, rifiutandosi progressivamente alla realtà”.
Stefano comincia a fantasticare di lasciare, dopo la propria morte, gli organi vitali ad Emanuela, che potrebbe averne bisogno a causa del diabete: in particolare gli occhi e i reni. Questi discorsi preoccupano la ragazza che decide poi di allontanarsi da lui e di prenderne le distanze. Il rapporto sentimentale finisce.
Lui si approccia e corteggia poi una cara amica di Emanuela, una insegnante di educazione fisica che studia a Padova di nome Rossella, la quale non sembra entusiasta di questo corteggiamento, ma a Padova studia anche Emanuela. E proprio a Padova Stefano scomparirà. La sera del 6 gennaio non partì per Roma, ma si recò dalla sua ex fidanzata per ricucire il loro rapporto, ma Emanuela gli disse che non era più intenzionata a ritornare con lui facendogli presente di non essere più disturbata dalle sue continue telefonate. Di fronte all’ennesimo rifiuto Stefano cadde evidentemente in un profondo sconforto tanto da convincerlo a far sparire per sempre le sue tracce.
Gli inquirenti dell’epoca non fecero indagini, in quanto considerarono la scomparsa di Stefano fuga volontaria.
Il 10 gennaio la famiglia Caraceni ricevette una lettera anonima sulla cui busta c’era il timbro postale di Padova. All’interno c’erano scritti i versi tratti da una canzone di Tenco “La ballata dell’amore”. Queste le parole: “Amore, amore, amore/ povero amore, ti cercano sempre/ spesso parlano di te anche troppo sovente,/ io per una volta non dirò/ niente”. La famiglia riconobbe in quella grafia quella di Stefano.
I genitori dopo alcuni giorni dalla scomparsa trovarono nel cassetto della sua scrivania tutti i documenti di identità, ma privati delle fotografie. Dal passaporto mancava addirittura l’intera pagina con la foto. Trovarono, inoltre, le chiavi della macchina di casa. Ma non è tutto. Nei mesi a seguire la madre ritrova in soffitta una delle due borse con tutti i capi di biancheria che gli aveva sistemato.
Il caso Caraceni fu rievocato nella prima puntata di “Chi l’ha visto?” andata in onda su Rai Tre il 29 aprile del 1989. Due le ipotesi che furono avanzate: dal suicidio per una delusione d’amore alla fuga in America, paese che Stefano considerava una sorta di mito.
Tra le segnalazioni pervenute nella trasmissione quella di un signore genovese che ha riconosciuto il giovane maceratese dalla foto vista in tv dicendo che si sarebbe trovato a Pomaia, un paese vicino Pisa, in un monastero buddista. Malgrado la forte somiglianza con questa persona, si trattava di un giovane milanese passato per Pomaia, di Stefano nessuna traccia concreta.
Un’altra segnalazione in seguito giunta in trasmissione a cura di un anonimo maceratese esortò a comunicare ai genitori di Stefano l’opportunità di cercare in Nuovo Messico.
Proprio un paio d’anni prima di scomparire, infatti, Stefano andò nella parte meridionale degli Stati Uniti per questioni di studio. Sembra che in quella occasione gli fosse stato offerto un lavoro nell’ambito universitario.

 
 
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